La prima volta
Seveso: la prima volta
10 luglio del 1976. Esattamente 50 anni fa. Era un sabato. La Brianza assomiglia alla provincia cantata da Paolo Conte: l’estate all’improvviso, il cortile dell’oratorio assolato, l’Africa in giardino tra un oleandro e un baobab…
E poi un sibilo. Dalla ciminiera della fabbrica chimica Icmesa esce una nuvola di diossina, la sostanza più tossica mai creata dall’essere umano.
I primi a morire sono gli animali. Poi le foglie degli alberi si seccano. Poi le facce dei bambini si riempiono di cloracne.
La fabbrica, di proprietà dei colossi svizzeri della chimica Givaudan e Hoffman-La Roche, non avrebbe potuto produrre triclorofenolo, il precursore del diserbante “Orange”, quello usato dagli Usa nella guerra in Vietnam. Non avrebbe potuto produrlo lì, in mezzo ad un centro abitato.
A Seveso era tutto fabbrica, casa, orto. La fabbrica in mezzo alle case. Finito il turno bastavano due passi per andare a raccogliere l’insalata. Quella vicinanza ha trasformato Seveso nel più grave disastro eco-industriale prima di Cernobyl.
La prima volta di uomini con le tute bianche e delle maschere antigas. La prima volta dell’allontanamento di un’intera città per inquinamento. Poi verranno Bhopal, Cernobyl…
Una storia complicata, che ha fatto i conti con silenzi, bugie, omissioni, voglia di dimenticare.
In questo numero di Rights Now vi proponiamo due approfondimenti: il primo è la puntata del 13 giugno 2026 della trasmissione “Ma che storia è questa?”, in onda su Radio Popolare, con protagonista il professor Bruno Ziglioli, che insegna all’Università di Pavia ed è specializzato nell’analisi storica delle grandi questioni ambientali.
Il secondo approfondimento è un reperto.
Mi sono ricordato di aver realizzato un servizio televisivo per l’agenzia Telepress nel 1989 su Seveso perché gli allora consiglieri regionali Emilio Molinari e Elio Veltri avevano ricevuto una soffiata su dove erano stati abbandonati importanti reperti su quel disastro ambientale.
Oggi si può dire perché il reato è prescritto: rompendo con una sassata il vetro di una porta siamo entrati con le telecamere in un hangar abbandonato dove marcivano cartelle cliniche di abitanti di Seveso e i macchinari serviti per rimuovere il terreno inquinato.
Grazie a Giorgio Tedeschi, direttore dell’agenzia Diesis, per avermi dato l’ok all’utilizzo di questo vecchio reportage. Consideratelo anche un modo per ricordare l’importanza che ha avuto per la politica una persona come Emilio Molinari.
la lunga scia
Nell’ultimo numero di Rights Now avevo cercato di spiegare perché oggi, 25 anni dopo il G8, è giusto rifocalizzarci sulle violenze di quei giorni. Ve lo riassumo:
quella repressione militare ha fatto da apripista, e ora l’intolleranza violenta del dissenso è codificata, è legge.
Un tema che ieri ha riguardato i no-global (termine insulso ma comune), oggi riguarda i pro-pal (termine altrettanto insulso ma comune) ma anche i giornalisti che non si limitano ai comunicati stampa, i lavoratori in sciopero, i cittadini che vogliono difendere il verde …
Ecco perché ci ha fatto piacere ricevere due inviti.
Il primo è del Festival di Articolo 21: una chiacchierata con Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale e con Giorgio Mottola, della redazione di Report. Entrambi hanno voce in capitolo: Annalisa perché ha scritto per Einaudi “Divieto di protestare”; Giorgio perché prova sulla propria pelle cosa significa essere osteggiato dal potente di turno nelle sue inchieste giornalistiche.
Ci vediamo a Castiglioncello sabato 11 luglio.
Il secondo invito ci è arrivato da una libreria di quartiere, Noi Libreria, in via delle Leghe 18, a Milano, per il 17 luglio, alle 21 (tifiamo fresco!)
Anche in questo caso c’è un libro da raccontare - Come farfalla a luglio - Gramma Feltrinelli - scritto da Stefano Valenti, che sarà presente, insieme a Marco Amerighi e Nicola Feninno.







Come giocano sul tempo certi mascheroni.
Seveso...