Il capro espiatorio
Ciao, nell’anno in cui si ricorda il primo voto aperto alle donne e l’elezione delle Costituenti, è proprio il caso di domandarsi se la partecipazione femminile alla vita delle istituzioni ha fruttato. Perché la risposta è complicata. Cinque delle 21 elette nel 1946 hanno partecipato alla scrittura della Costituzione, hanno dato un’impronta attenta alle questioni di genere … ma quanta strada c’è da fare per raggiungere la parità! Ecco perché il terzo appuntamento della nostra rassegna Visioni per i diritti umani l’abbiamo dedicato a questo libro: “Questioni di genere”. Con noi ci sarà una delle autrici, la costituzionalista Marilisa D’Amico. Non mancate!
il podcast
Se vi siete persi l’ultima puntata di Rights Now ecco come recuperarla. Con Sabrina Atturo di Fondazione Magis abbiamo parlato del paradosso Ciad: aumentano le malattie del “benessere”, ma resta insufficiente il sistema per curarle. Abbiamo dato il benvenuto a Pasquale Ferrara, già direttore politico del Ministero degli Esteri e da poco nuovo presidente di Reset DOC. Un diplomatico di grande esperienza che dice: le grandi potenze sembrano avversarie ma in realtà sono complici. Infine Marco Trovato, direttore della rivista Africa, ci racconta un po’ del Sudan che ha appena visitato.
il capro espiatorio
Il femminicidio di Nizza Monferrato non è poi così diverso dagli altri, troppi femminicidi, se non per un particolare apparentemente secondario: il tentativo di linciaggio contro un cittadino del luogo che aveva il difetto di avere la pelle nera.
Se andiamo a cercare la cronaca dei fatti scopriamo che l’omicida è il classico ragazzo normale, nel senso più stereotipato che l’aggettivo normale vi suggerisce. Appartatosi con la giovane vittima per avere un chiarimento ha avuto il classico raptus - altro luogo comune di tutte le cronache di femminicidi - e l’ha pestata. Poi spaventatosi dell’effetto delle sue botte sulla ragazza - ennesimo particolare spesso presente - l’ha gettata in un torrente ancora viva.
Se abbiamo capito bene i resoconti, l’omicida ha poi sparso la notizia che l’indiziato era l’uomo nero. Non solo perché africano ma anche perché si trattava di una persona psicologicamente fragile. Cosa significhi “psicologicamente fragile” nessuno lo sa: a occhio e croce un modo gentile per dire che era instabile di mente.
Un capro espiatorio perfetto: alieno e forse anche un po’ matto.
E infatti i cittadini di Nizza Monferrato hanno colto subito l’occasione e - stando alle testimonianze - una cinquantina di loro sarebbe andato sotto casa sua per linciarlo. Cosa che è stata evitata dall’intervento dei carabinieri che hanno preso sotto custodia il malcapitato ma non per arrestarlo, bensì per proteggerlo dagli aspiranti boia improvvisati.

Qualcuno dirà che è sempre accaduto. Sì, il capro espiatorio è un concetto antico, segno che ce lo portiamo inciso nella nostra natura. Ma non tutto ciò che era naturale per l’Homo neanderthalensis lo consideriamo ancora oggi accettabile o giustificabile. E poi qui c’è di più: c’è la soddisfazione della massa nell’incolpare un diverso da noi, è la ricerca della conferma che noi siamo buoni, gli altri sono cattivi.
Nizza Monferrato ha 10 mila abitanti. Trovarne cinquanta che di notte vanno sotto casa dell’incolpevole incolpato a farsi giustizia da soli non è cosa di poco conto. Per darvi un’idea è come se a Milano si riunissero 7000 (settemila) persone. Non solo: l’uomo barricato in casa sostiene di aver visto tra la folla anche dei bambini e qualche bastone per farsi giustizia da sé. Cosa hanno detto quei padri di famiglia di Nizza Monferrato ai propri figli per portarli al tentato linciaggio? Che cosa rimarrà nella loro memoria? Colson Whitehead ha descritto molto bene questo fenomeno nel suo “La ferrovia sotterranea”, quando meno di due secoli fa, si lasciavano pendere gli “strange fruits” dagli alberi e si impiccavano pure chi difendeva gli schiavi, con i bambini portati in prima fila a vedere l’orrore.
Dal profondo sud degli Stati Uniti alla provincia padana. Loredana Lipperini ha scritto parole condivisibili su Lucy sulla cultura, che qui riporto:
Zoe è stata assassinata mentre il paese, i giornali, il governo e pure gli elettori pensavano ad altro, parlavano d’altro. Si parlava di un comico che ha rinunciato ad andare a Sanremo, e su questo è intervenuta la presidente del Consiglio, e poi il presidente del Senato, e poi il ministro dei Trasporti. Il dibattito pubblico, come si suol dire, riguardava un comico mediocre, e non una ragazzina di 17 anni, la morta ammazzata numero 8 del 2026 (e siamo all’inizio di febbraio). Zoe ha avuto, guarda un po’, la sfortuna di morire annegata, o pestata, o tutte e due, nel momento in cui l’Italia si accalorava sulla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi e di Sanremo, nel momento in cui l’interesse della politica, ma anche di molti elettori, era centrato sulle quisquilie, lasciando fuori non solo gli orrori che continuano ad avvenire in altri paesi (così vicini e così lontani, già) ma quelli che sono a due passi, basta allungare una mano e quasi li tocchi.
Grazie a Loredana Lipperini e a Lucy sulla cultura per questi spunti.
Anche perché chiariscono l’enorme pericolo che stiamo correndo: una società che non si ferma un minuto per una ragazza uccisa per un rifiuto, ma che è invece capace di discutere per giorni su un personaggio dello spettacolo che campa di battute omofobe e vittimismo; un governo che twitta su tutto ma non trova il tempo di parlare di questo femminicidio e del tentativo di linciaggio. Forse perché troppo occupato a smontare la legge sullo stupro.
il reportage
Il governo australiano è stato il primo a vietare l’uso dei social ai minori di 16 anni. La Spagna vuole fare altrettanto, e ci aggiunge la preoccupazione per lo strapotere dei proprietari delle piattaforme online. La grande maggioranza dei parlamentari europei (483 sì e 92 no) ha chiesto alla Commissione europea di limitare l’accesso ai ragazzi per la loro salute fisica o mentale.
Non so come andrà a finire ma so che arté ha trovato il modo di raccontare come i padroni della rete hanno costruito i loro social per condizionarci. Buona visione.




Buon giorno Danilo