Ice e noi
Ciao, il primo appuntamento con la rassegna 2026 Visioni per i diritti umani, è andata molto bene e ora ci concentriamo sul prossimo, che sarà la proiezione del film Khartoum al Cinema Beltrade, il prossimo 11 febbraio alle 19.30.
Per i biglietti: intero euro 8, over 65 euro 6,50, under 26 euro 5,50
Oppure paghi 6,50 scrivendo a prenota@cinemabeltrade.net e comunicando il codice VISIONI - oppure acquistando su dice.fm con codice VISIONI (prevendita + 1 euro)
rights now - la trasmissione
Per chi se la fosse persa ecco l’ultima puntata di Rights Now, la rubrica che ogni lunedì mattina alle 8 va in onda su Radio Popolare. In questo numero la professoressa dell’Università di Bologna Emanuela Fronza ha espresso tutta la sua preoccupazione per gli attacchi al diritto e, contemporaneamente, la speranza che l’opinione pubblica riesca a difenderlo. Sicurezza: parola chiave del nostro tempo, spesso abusata. Come la declinano gli adolescenti? Ci ha risposto Elena Cabrini, responsabile Area Giovani della Cooperativa A&I. Infine lo scrittore Bruno Arpaia ci ha portato nel mondo distopico del suo ultimo romanzo, “Il mondo senza inverno”; Guanda Editore.
Ice e noi
Cosa si può dire di più sul comportamento degli agenti mascherati di Ice dopo il secondo omicidio? E’ evidente che il loro comportamento è scorretto, ma sospetto che questa scorrettezza non sia un inciampo: è una tattica. E proprio perché lo è c’è modo di rompere questo maledetto ingranaggio. Dipende anche da noi.
Per spiegarmi devo partire da lontano, da sabato 14 luglio 2001.
Genova, un bar di Porta Soprana. Una settimana prima del G8 ero già lì perché coordinavo i lavori della redazione di Radio Popolare. Mentre prendevo un caffè vedevo passare decine di agenti di polizia in borghese con il loro marsupio “d’ordinanza”, con la cinghia legata tra collo e ascella sinistra. Sorridevo - si poteva ancora sorridere a Genova una settimana prima del G8 - perché anche se in borghese erano più appariscenti di un albero di Natale nel deserto del Sahara. Immediatamente mi sono dato del cretino: certo che devono essere riconoscibili - mi sono risposto - comunicano platealmente che loro ci sono e sono tanti. Sapevano inoltre di avere il lasciapassare per ogni azione: gliel’aveva detto - con il linguaggio dei corpi militarizzati - tutta la catena di comando istituzionale. E sappiamo come è andata.
Torniamo negli Stati Uniti, gennaio 2026.
Il percorso di Ice è, moltiplicato per 1000, lo stesso. Ho provato a segnalarlo con questa newsletter più volte. Cambiano alcune minuzie ma il linguaggio dei corpi militarizzati è uguale ovunque nel mondo. E’ più sfacciato dove ci sono regimi autoritari, è più felpato dove c’è democrazia, ma la sostanza è la stessa.
Cominciamo da un particolare apparentemente secondario: il passamontagna. Lo indossano tutti gli agenti Ice.
Un gesto potente: nascondere la faccia, cioè la tua identità e rendere difficile il riconoscimento in caso di soprusi. Poi muoversi con auto civetta ma riconoscibili. Essere bulli, gratuitamente violenti. Falsificare le prove. Tutto questo campionario non lo usi perché ti è scappata la mano, ma solo se hai avuto precise indicazioni, anche se difficilmente gli storici troveranno un ordine scritto firmato Donald Trump. Perché non ce n’è bisogno.
Come finirà? E’ già finita male: due manifestanti inermi uccisi. Adesso forse ci sarà - come va di moda - una de escalation, Trump ne richiamerà alcuni, mercanteggerà il loro allontanamento con altre poste politiche; li sposterà altrove, dove continueranno con le stesse pratiche; qualche capro espiatorio pagherà.
Però il problema rimane, perché chi ha il potere legittimo della forza sarà sempre in vantaggio, anche nell’America dove ci sono più armi che spazzolini da denti. A proposito: avete notato quanti agenti Ice erano intervenuti sull’auto di Renee Good, la prima vittima? Erano almeno in 3. Tre agenti armati contro una persona disarmata. E quanti agenti si sono buttati addosso a Alex Jeffrey Pretti prima di sparargli? Ci sono stati degli attimi in cui erano in 7. Sette uomini armati contro un uomo disarmato.
C’è un ulteriore aspetto che fa riflettere: le vittime erano due US citizen.
Questo ha fatto scalpore (anche se si sospettano altri 7 casi di morti violente dovute a Ice). Come se il fatto di essere bianchi e nati in America li mettesse in una categoria diversa da chi ha un colore della pelle diversa o vi è arrivato da meno tempo. Farebbe perfino sorridere se non fosse una tragedia discutere su quando scatta l’americanità: il capo dell’Ice, il nipote di immigrati italiani Greg Bovino, in questa idiota classifica avrebbe meno titoli di un nativo per definirsi americano, figuriamoci patriota.
Trump non ha in mente di regolarizzare l’immigrazione, perché se questo fosse lo scopo non manderebbe agenti poco addestrati, mascherati e violenti a spaccare finestrini, introdursi in case private, sparare a inermi cittadini. Trump vuole spaventare i migranti, li vuole schiavi. Trump sa benissimo - glielo dicono i suoi finanziatori - che l’economia richiede un esercito di manodopera a costi più bassi, ovvero immigrati irregolari, quindi ricattabili.
Trump in realtà saggia ogni giorno la capacità delle istituzioni statunitensi di resistere al suo autoritarismo. E così facendo indica la strada a chi, anche in altre nazioni, vuole fare lo stesso. Per questo motivo l’insignificante questione - vista la vastità dei problemi del mondo - degli agenti Ice in Italia per le Olimpiadi diventa un banco di prova.
Negli Stati Uniti una protesta pacifica, fatta di fischietti, solidarietà e opposizione alle angherie di Ice sembra dare i suoi primi frutti. Importiamola.
il reportage
Da quattro settimane vi proponiamo un breve ma intelligente reportage a puntate di arte - con cui ci onoriamo di collaborare - sull’America di Trump. Il punto di vista è innovativo, perché non è il famoso giornalista ma un ex studente fuorisede francese che torna negli Usa dopo una decina d’anni. Le cose viste dal basso spesso sono più comprensibili. Buona visione.
i nostri podcast
I podcast sono uno strumento sempre più richiesto dalle scuole per aiutare ragazzi e ragazze alla conoscenza sentendosi protagonisti. In un paio di mesi ne abbiamo realizzati due, uno con un gruppo della Scuola Media dell’Istituto Comprensivo Elsa Morante sulla vecchia sede dell’Eiar; e un secondo con la Scuola Media dell’Istituto Comprensivo Quintino Di Vona sulle pietre d’inciampo per la famiglia Morais.
Oggi, venerdì 30 gennaio, ci sarà modo di ascoltarlo e di parlare con i ragazzi e le ragazze che lo hanno pensato e realizzato. Vi aspettiamo.








Si ascolti, cosa ha detto il signor D'Alema sul comportamento dei militari dello stato e suo rsppresentante, accusato di Genicidio.
Spiega molto sul genicidio, della ex Jugoslavia, e suoi complici.
Uno schiaffo in faccia, per quei partigiani, resi tali, dal voltafaccia fatto 8 settembre 1943, che costò la vita a molti italiani che non furono trucidati dai militari russi.
Il sangue quando è versato, all'aria diviene nero... e Matteotti lo aveva detto e dimostrato.