Chi comanda?
Chi comanda? è il titolo che abbiamo scelto per l’11° edizione del Festival dei Diritti Umani, che si terrà dal 14 al 16 aprile a Milano, a Parco Center.
In questo periodo ogni nostra azione impatta con questa domanda: nelle guerre, sempre di più, sempre più durature e più feroci; nella quotidianità quando ci sentiamo insicuri o quando in un rapporto a due uno subisce. Quando c’è qualcuno - una banca, un fondo d’investimento - che si impone e lo vediamo perché aumentano le disuguaglianze. Per non parlare di chi, un singolo o un gruppo, discrimina, anche nello sport. Un festival sui diritti umani serve non solo a denunciare i mali, ma anche indicare modelli alternativi, con una circolazione virtuosa di idee.
E ci proponiamo di farlo anche per questa edizione. A partire dalla co-organizzazione: questa volta al nostro fianco c’è la Fondazione Gariwo. Due associazioni che hanno scelto fin dalla loro nascita di elaborare pensieri e iniziative per dimostrare che si può dire no alla tirannia, al suprematismo, al patriarcato, al darwinismo sociale e soprattutto ai genocidi.
Questa volta la newsletter parla di noi, del prossimo Festival dei Diritti Umani. Lo facciamo insieme a Martina Landi, direttrice di Fondazione Gariwo.
Vi aspettiamo il 14, 15 e 16 aprile al Festival dei Diritti Umani. E preannunciamo che sono in arrivo altre novità. Nel frattempo qui trovate il programma
Jerusalem Declaration
La questione è solo apparentemente tecnica. La definizione di antisemitismo dovrebbe essere chiara e invece viene continuamente stiracchiata per evidenti motivi politici.
Ciò che dovrebbe essere la sacrosanta lotta ad una forma spregevole di razzismo nei confronti di persone di una certa religione e cultura, è diventata - o rischia di diventare - un grimaldello per impedire le critiche al Governo di Israele. E paradossalmente la strumentalizzazione del termine rischia di fare ancora più male a chi è o potrebbe essere vittima di antisemitismo.
Fior di storici, filosofi, linguisti da tempo dibattono di questi temi. Con il risultato che esistono - semplificando un po’ - due definizioni di antisemitismo, quella adottata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, che è un organismo intergovernativo, e quella proposta dalla Jerusalem Declaration on Antisemtism, nata su iniziativa di un gruppo di studiosi di antisemitismo. Qual è la differenza? A questa domanda dovrebbe rispondere ciascuno a titolo proprio, consultando i loro siti. Ma se volete una sintesi diciamo che la prima, quella dell’IHRA fornisce degli esempi di antisemitismo che allargano questo concetto alle politiche dei governi israeliani; la seconda, quella conosciuta come Jerusalem Declaration, fiuta questo pericolo e propone di restringere il concetto alle forme di razzismo su singole persone ebree e su istituzioni ebraiche.
Tutta questa doverosa ma lunga introduzione per spiegare che questa settimana, insieme ad altri 3 consiglieri e consigliere dell’Ordine dei Giornalisti, abbiamo proposto e fatto approvare a maggioranza un atto che sceglie la Jerusalem Declaration come base per stabilire cos’è antisemitismo. Insieme a Matteo Pucciarelli, Angela Caponnetto e Fulvia Caprara abbiamo deciso questa azione perché crediamo fortemente che si possa/debba coniugare il contrasto all’antisemitismo con il diritto d’espressione, perché c’erano troppi segnali che stesse prevalendo - per strumentalizzazione, per paura, per interesse - la censura, anche preventiva. Se volete saperne di più passo la parola a Matteo Pucciarelli che ne ha scritto su Substack.
Rights Now
L’ultimo numero di Rights Now - in onda ogni lunedì alle 8 su Radio Popolare - l’abbiamo dedicato ai due appuntamenti finali della rassegna Visioni per i diritti umani. A proposito: grazie a chi ha partecipato ai nostri incontri!
Abbiamo parlato di cos’è la deglobalizzazione, quali sono i segnali culturali che la definiscono con il sociologo Nello Barile, autore del libro “Deglobalizzazione”, edito da Egea. Grazie ad un film, delicatamente denso come Letters from Wolf Street siamo riusciti a parlare delle politiche migratorie sempre più repressive, con l’intervento di Luca Paladini, che come consigliere regionale spesso visita quell’orrore che sono i CPR.


